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venerdì 1 luglio 2011
Voli Blu: sprechiamo ma IO (b) me ne guardo bene dall'utilizzare il servizio!
Di ieri l'inchiesta di Gianluca di Feo su l'Espresso a proposito degli sprechi milionari sui "Voli blu".
Due nuovi super elicotteri per Berlusconi: 50 milioni di euro l'uno, tutti pagati dai contribuenti. Più di trenta aerei a disposizione del governo, sempre a spese nostre. E 8.500 ore di volo nel 2010, il massimo di sempre: per soddisfare ogni capriccio di ministri, viceministri e sottosegretari.
Nell'articolo tutti i numeri della vergogna.
Si legge che presto la presidenza del consiglio o meglio il presidente - in occasione del suo 65esimo compleanno - riceverà "un dono coi fiocchi" pagato da tutti gli italiani.
"Alla faccia dei tagli e del rigore,
mercoledì 29 giugno 2011
Un modo strano di interpretare il rigore amministrativo
Tratto da "Tempo moderno"
per la serie "E' verde ma non al verde" e si parla dell'introduzione dell'addizionale IRPEF del comune di Brescia con sindaco pidiellino, ma con la vera guida leghista. Ricordate: quella di "Roma ladrona", "Via gli sprechi", "Via i nepotismi", "Via i privilegi della casta romana"...molto meglio che a fregare i cittadini siano i "nostrani" a quanto pare!
Il Comune di Brescia ad apparente guida del sindaco delle libertà, ma a evidente trazione leghista, ha deliberato di imporre ai bresciani una nuova tassa, costituita da un’addizionale IRPEF, dello 0,20% per il primo anno e dello 0,40% negli anni successivi.
La polemica sull’addebitabilità del prelievo ai costi di gestione della metropolitana appare, francamente, una foglia di fico: la stessa giunta ha dichiarato che il gettito previsto è di 6 milioni di euro all’anno: cifra che, leggendo i dati di bilancio del Comune, pare più correlabile al tumultuoso trend di crescita impresso dall’attuale amministrazione alla spesa corrente, che a necessità di finanziare la gestione della metropolitana.
Infatti, mentre da un lato non è difficile capire che un’infrastruttura di trasporto che si ammortizza in decenni, e i cui risultati sono proiettati nel futuro, abbia bisogno di sostegno per anni (del resto, senza contributo nemmeno le corriere si muoverebbero), è molto più difficile, per un cittadino a cui si impone una tassa nuova, capire perché il suo Comune, mentre gli chiede più soldi, non fa nessuno sforzo per spenderne di meno.
per la serie "E' verde ma non al verde" e si parla dell'introduzione dell'addizionale IRPEF del comune di Brescia con sindaco pidiellino, ma con la vera guida leghista. Ricordate: quella di "Roma ladrona", "Via gli sprechi", "Via i nepotismi", "Via i privilegi della casta romana"...molto meglio che a fregare i cittadini siano i "nostrani" a quanto pare!
Il Comune di Brescia ad apparente guida del sindaco delle libertà, ma a evidente trazione leghista, ha deliberato di imporre ai bresciani una nuova tassa, costituita da un’addizionale IRPEF, dello 0,20% per il primo anno e dello 0,40% negli anni successivi.
La polemica sull’addebitabilità del prelievo ai costi di gestione della metropolitana appare, francamente, una foglia di fico: la stessa giunta ha dichiarato che il gettito previsto è di 6 milioni di euro all’anno: cifra che, leggendo i dati di bilancio del Comune, pare più correlabile al tumultuoso trend di crescita impresso dall’attuale amministrazione alla spesa corrente, che a necessità di finanziare la gestione della metropolitana.
Infatti, mentre da un lato non è difficile capire che un’infrastruttura di trasporto che si ammortizza in decenni, e i cui risultati sono proiettati nel futuro, abbia bisogno di sostegno per anni (del resto, senza contributo nemmeno le corriere si muoverebbero), è molto più difficile, per un cittadino a cui si impone una tassa nuova, capire perché il suo Comune, mentre gli chiede più soldi, non fa nessuno sforzo per spenderne di meno.
martedì 21 giugno 2011
Ministeri al Nord: 2,5 miliardi l'anno.
Li pagherà la Lega?
Da un articolo di "Diritto di cronaca" si evince che la spesa per spostare i ministeri con portafoglio al Nord o in altri ambiti - senza ulteriosi spese a carico dello Stato - si aggirerebbe attorno ai 2,5 miliardi l'anno che dovrebbero accollarsi le regioni ospitanti;
mentre per gli uffici di rappresentanza, cioè per intenderci iministeri senza portafoglio, la spesa sarebbe più ristretta: 11 milioni più 15mila euro a settimana per tre funzionari, un direttore generale, oltre al costo della sede romana, indispensabile.
Si legge inoltre:
mentre per gli uffici di rappresentanza, cioè per intenderci iministeri senza portafoglio, la spesa sarebbe più ristretta: 11 milioni più 15mila euro a settimana per tre funzionari, un direttore generale, oltre al costo della sede romana, indispensabile.
Si legge inoltre:
mercoledì 11 maggio 2011
Spesi 8 milioni per schedare gli italiani tramite l'INVALSI
I test dovrebbero valutare la qualità dell'insegnamentoe dell'apprendimento medio dell'Istituto Scuola, ma vediamo che all'atto pratico valutano tutt'altro: i codici identificativi fanno risalire allo studente ed alla famiglia.
"Raccontano Flavio, Sofia e Silvia: “Non capisco perché il ministero vuole sapere se ho una stanza tutta mia, se ho il computer in camera e che professione fanno mio padre e mia madre”. “Che le frega alla Gelmini di sapere se ho una libreria e in casa e quanti libri ci sono sugli scaffali?” - sbotta Francesca. Mentre Silvia del tecnico industriale dell'Anagnina – quartiere a sud di Roma – contesta le prove uguali per tutti, dal classico all'istituto d'arte."
«Il test in sé era anche troppo banale », spiega la studentessa del Virgilio, che chiameremo «Ti con Zero», in omaggio a Calvino e al sistema di codici adottato dall’Invalsi che permette di fatto di associare ogni test al singolo studente e alla scuola che frequenta.
«Ci siamo sentiti presi in giro: non possono dirci che il test è anonimo e poi assegnarci un codice che ci rende identificabili” e un questionario per sapere “che lavoro fanno i tuoi genitori, com’è la tua casa, se sei nato in Italia, se i tuoi sono immigrati »
Una vera e propria schedatura discriminatoria
"Raccontano Flavio, Sofia e Silvia: “Non capisco perché il ministero vuole sapere se ho una stanza tutta mia, se ho il computer in camera e che professione fanno mio padre e mia madre”. “Che le frega alla Gelmini di sapere se ho una libreria e in casa e quanti libri ci sono sugli scaffali?” - sbotta Francesca. Mentre Silvia del tecnico industriale dell'Anagnina – quartiere a sud di Roma – contesta le prove uguali per tutti, dal classico all'istituto d'arte."
«Il test in sé era anche troppo banale », spiega la studentessa del Virgilio, che chiameremo «Ti con Zero», in omaggio a Calvino e al sistema di codici adottato dall’Invalsi che permette di fatto di associare ogni test al singolo studente e alla scuola che frequenta.
«Ci siamo sentiti presi in giro: non possono dirci che il test è anonimo e poi assegnarci un codice che ci rende identificabili” e un questionario per sapere “che lavoro fanno i tuoi genitori, com’è la tua casa, se sei nato in Italia, se i tuoi sono immigrati »
Una vera e propria schedatura discriminatoria
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